26.8.13

LA TRUFFA DELLA BENZINA (video)

Giustizia nel paese dell’oro nero.
Da più di centocinquant’anni il petrolio è uno dei principali carburanti dell’Industria del capitalismo ma costa caro, l’oro nero, e non solamente all’ecologia.

Costa la vita in Irak, in Libia in, Africa dove controllo delle compagnie petrolifere è garantita dalle bombe, dai massacri e dai colpi di stato. Costa denaro in Francia. Un mercato di più di 50 miliardi di euro sufficiente per uno stipendio e magari due.

Un pieno di 40 litri da 1,60/l costa in questo momento 64 euro. Su questi 64 euro, 1.30€ servono al massimo per pagare l’estrazione. Il trasporto è 60 centesimi.
La raffinazione e la distribuzione rappresentano al massimo il 16 per cento della somma, quindi 10€. Abbiamo quindi 12 euro su 64

21.8.13

LO YOGA IN ALEISTER CROWLEY - Vita,Influenze Yoga e Pratica Magica



di Marco Pasi.
Come afferma Massimo Introvigne, "Crowley si comprende difficilmente senza il suo radicamento nello yoga" [1]. Lo yoga pervade un po' tutta la sua opera, assumendo nei suoi scritti un'importanza almeno pari a quella della magia tradizionale occidentale.

Necessariamente in questa sede non sarà possibile affrontare il tema del rapporto tra Crowley e lo yoga in tutta la sua ampiezza e complessità, tema che sinora non è mai stato approfondito adeguatamente. Mi limiterò in primo luogo a ripercorrere brevemente il modo e il contesto in cui Crowley venne in contatto per la prima volta con lo yoga. Farò poi qualche riflessione e offrirò qualche interpretazione sul significato che lo yoga ebbe per Crowley.
    "Yoga? There's danger in the biz!
                   But, it's the only chance there is!"
                   (For life, if left alone is sorrow,
                   And only fools hope God's tomorrow.)

                   Aleister Crowley, The Sword of Song.

Solitamente, quando si parla di influssi di dottrine orientali sul sistema di Aleister Crowley, il riferimento immediato e spontaneo è al tantrismo [2]. Questo, probabilmente, per un semplice motivo. L'aspetto che sicuramente ha solleticato di più la fantasia e l'interesse di coloro che si sono occupati di Crowley è senza dubbio quello della magia sessuale.

Sembra dunque quasi darsi per scontato che Crowley abbia derivato le sue pratiche di magia sessuale da fonti di prima mano, durante i suoi viaggi in oriente.
Per esempio John Symonds e Kenneth Grant, nell'introduzione alla loro edizione di Magick, sostengono che "Crowley era stato iniziato anche alle branche più oscure dello yoga, conosciute genericamente come tantrismo" [3].
Se definire il tantrismo "una delle branche più oscure dello yoga" non è già di per sé molto corretto, non risulta né dall'autobiografia di Crowley, né dalla biografia dello stesso Symonds che Crowley abbia ricevuto un'iniziazione del genere durante uno dei suoi viaggi in Oriente [4]. A meno che Symonds e Grant non facciano riferimento con ciò agli insegnamenti che Crowley ricevette quando entrò a far parte dell'Ordo Templi Orientis, nel 1910.

In questo caso però, si dovrebbe sottolineare che la conoscenza che Crowley ricevette del tantrismo Ordo Templi Orientis fu comunque una conoscenza già mediata da un filtro occidentale. Con ciò intendo dire che questa conoscenza non fu né appresa direttamente sui testi originali del tantrismo né ricevuta da un maestro orientale. Non sarà certo un caso che Crowley, tra le letture consigliate per coloro che intendono intraprendere il cammino della realizzazione secondo il suo sistema, non inserisca nemmeno un testo della tradizione tantrica, mentre invece abbondano opere classiche della tradizione yoga e buddista [5].


La vera "scoperta" che Crowley fece in India fu in realtà proprio lo yoga. Lì egli studiò i testi della tradizione e cominciò a metterne in pratica gli insegnamenti. In qualche modo tutto il suo lavoro successivo venne influenzato da queste esperienze e lo spazio che egli dedicò allo yoga nelle sue opere è molto ampio [6].
Crowley aveva solo ventisei anni quando giunse per la prima volta in India. L'interesse per la spiritualità orientale aveva già da tempo cominciato a diffondersi in Occidente e da curiosità erudita si stava trasformando sempre più in esigenza esistenziale.

Attraverso la Società Teosofica e grazie ad avvenimenti come quello del Parlamento Mondiale delle Religioni, tenutosi nel 1893 a Chicago in concomitanza con l'Esposizione Universale, l'Occidente veniva a conoscenza di nuovi, esotici, percorsi spirituali.
Come hanno fatto notare sia James Webb che Massimo Introvigne, questa ricerca della spiritualità orientale si trovò molto spesso unita a un interesse per le tradizioni esoteriche e occulte occidentali [7]. In questo contesto si colloca la "scoperta" dello yoga da parte di Aleister Crowley.

Questa scoperta avvenne quando Crowley, nei primi di agosto del 1901, giunse a Ceylon [8]. Erano ormai diversi mesi che era in viaggio. Nella primavera del 1900 alcuni contrasti sorti all'interno della Golden Dawn tra Mathers, che ne era il capo, e altri membri prominenti, tra cui William Butler Yeats, avevano portato a una scissione nell'ordine [9].
Crowley, che ne era entrato a far parte meno di due anni prima, aveva parteggiato per Mathers, ma dopo la scissione vera e propria aveva deciso di lasciare l'Inghilterra per un lungo periodo. Il suo patrimonio, allora ancora intatto, gli consentiva di intraprendere questo viaggio, al quale ne sarebbero seguiti molti altri, senza preoccupazioni. La sua prima destinazione fu il Messico, che raggiunse nel luglio del 1900. Rimase in questo paese diversi mesi e durante il suo soggiorno fu raggiunto dal suo amico Oscar Eckenstein. Eckenstein era un alpinista piuttosto famoso e Crowley aveva già compiuto diverse scalate con lui sulle Alpi.

I due fecero alcune ascensioni sulle montagne più alte del paese centroamericano. È opportuno richiamare questi particolari, perché pare che Eckenstein non sia stato solo un maestro di alpinismo per il più giovane Crowley. Nella sua autobiografia, Crowley ci dice infatti che fu lui, proprio durante il soggiorno in Messico, a insegnargli una tecnica di concentrazione, che consisteva nell'immaginare un oggetto e nel tenere questa immagine fissa il più a lungo possibile [10]. Lo scopo era na turalmente quello di ottenere un certo controllo sulla mente e sui processi del pensiero.
Purtroppo Crowley non ci dice dove Eckenstein avesse appreso questa tecnica, anche se ci avverte che il suo mentore non aveva nulla a che fare con la magia e che, anzi, si prendeva gioco del suo più giovane amico per i suoi interessi occulti [11].

A partire da questo momento, Crowley mise da parte la magia cerimoniale che aveva imparato a praticare nella Golden Dawn e si dedicò a esperimenti basati su questa nuova tecnica [12]. Ciò preparò sicuramente il terreno all'incontro con le tecniche dello yoga vero e proprio.

Dopo essersi separato da Eckenstein e aver lasciato il Messico, Crowley attraversò il Pacifico, con l'intenzione di raggiungere un altro suo amico, Allan Bennett, che aveva conosciuto nella Golden Dawn. Bennett si era ritirato a Ceylon da circa un anno e aveva cominciato a studiare lo yoga e il buddismo con un maestro del luogo.

Crowley stimava molto Bennett; avevano vissuto insieme a Londra per un certo periodo e avevano fatto molti esperimenti di magia cerimoniale. In seguito al suo trasferimento a Ceylon, Bennett aveva abbandonato la magia della tradizione occidentale, per dedicarsi allo studio della sapienza indiana. Come abbiamo visto, anche Crowley aveva temporaneamente messo da parte la magia, e, quando giunse a Ceylon, era pronto a lanciarsi in questa nuova avventura spirituale.

Il maestro di yoga di Bennett era Sri Parananda Ramanathan, del quale non sappiamo granché se non che era il Procuratore Generale di Ceylon e apparteneva a una setta scivaita. Al suo arrivo, Crowley si unì subito a Bennett nelle sue ricerche e nei suoi esperimenti con lo yoga.
Entrambi erano, come Crowley stesso dice, "determinati a praticare i sistemi orientali sotto un cielo orientale e con metodi solamente orientali" [13].

Crowley convinse Bennett ad affittare un bungalow a Kandy, nell'interno dell'isola, e a continuare da soli le pratiche yoga. Le tecniche che Crowley apprese in quel periodo erano perlopiù tecniche dello yoga "classico", basato cioè sui principi fissati da Patañjali [14]. Quotidianamente egli si esercitava con l'âsana, cioè l'assumere con il corpo una determinata posizione sino a raggiungere l'assoluta immobilità, il prânâyâma, cioè la tecnica di controllo del respiro, il dhâranâ, ovvero la concentrazione che consente l'arresto del flusso del pensiero[15]. Ai primi di ottobre, dopo due mesi di queste continue pratiche, Crowley raggiunse, a suo dire, quello che è il penultimo gradino della realizzazione yoga, il dhyâna. Superiore al dhyâna è solo il samâdhi, che è la meta suprema per colui che pratica lo yoga e segna il raggiungimento della liberazione. L'esperienza del dhyâna fu per Crowley molto importante. Secondo Israel Regardie fu "il più importante risultato spirituale che egli avesse conseguito sino ad allora." [16] Dopo questo successo Crowley interruppe i suoi esercizi. Probabilmente questo successo l'aveva appagato a sufficienza. Verso la fine di novembre lasciò Ceylon. Doveva raggiungere il nord dell'India, dove aveva un appuntamento con Eckenstein per organizzare una spedizione sul K2.

Non risulta che negli anni successivi egli abbia mai ripreso a praticare lo yoga con la stessa assiduità che caratterizzò il "ritiro" di Ceylon, ma evidentemente le esperienze di quel periodo ebbero un profondo influsso su di lui. Successivamente, Crowley rivendicò di avere raggiunto anche il samâdhi, e di avere completato dunque il suo percorso mistico secondo i canoni dello yoga, anche se non è ben chiaro in quale momento ebbe questa esperienza.

C'è un aspetto da tenere in considerazione a proposito delle pratiche yoga di Crowley a Ceylon, che è stato evidenziato da Regardie [17].
Il dhyâna fu ritenuto da Crowley un passaggio di particolare valore nel suo percorso spirituale. Anche dopo il suo distacco dalla Golden Dawn, e la sua perdita di fiducia nei confronti di Mathers, Crowley aveva continuato a scandire la sua evoluzione magica e spirituale secondo lo schema di gradi dell'Ordine.

Ciò significa che, non potendo più ottenere i gradi della Golden Dawn attraverso l'iniziazione formale, egli cominciò ad autoattribuirsi questi gradi in successione. Così, se il lavoro magico svolto in Messico gli consentì di attribuirsi il grado di Adeptus Major, grazie al dhyâna di Ceylon, poté ascendere al grado di Adeptus Exemptus. Dunque possiamo notare che Crowley vedeva una certa continuità tra le sue pratiche magiche e l'esperienza dello yoga. Si può dire che per lui il percorso era sempre unico, anche se diverse e multiformi potevano essere le esperienze che consentivano di procedere.

Quali furono gli aspetti dello yoga che attrassero tanto Crowley? C'è un elemento caratteristico dello yoga che è stato evidenziato da Eliade, che ci interessa particolarmente: è quello della "sperimentalità" [18]. Lo yoga non ci presenta una metafisica dogmatica e complicata, ci offre semmai un percorso d'azione. Ci dice cosa fare per ottenere certi risultati. Se i risultati si ottengono oppure no, ognuno lo può sperimentare attraverso la pratica. Questa spiccata tendenza al concreto non poteva non essere congeniale a Crowley.

Qui è opportuno aprire una parentesi. C'è un aspetto della mentalità di Crowley, che è stato piuttosto trascurato e che invece a me sembra centrale. Faccio riferimento alla sua forte componente di razionalismo. Forse il fatto che egli si sia occupato di magia e di misticismo per tutta la vita porta a ritenere che la sua forma mentale era prevalentemente basata su criteri irrazionali. Niente di più lontano dalla verità. Si può dire invece che Crowley aveva una componente razionalista così spiccata, da accordarsi con le tendenze più prettamente positivistiche della sua epoca. Nei suoi scritti Crowley cita a ogni piè sospinto autori come James Frazer, Herbert Spencer, Thomas Henry Huxley; studiosi e pensatori che della razionalità e del positivismo avevano fatto una causa da difendere e da diffondere. Che si trattasse di magia o di yoga, l'idea di Crowley era di procedere sempre con un rigoroso metodo sperimentale.

Durante il suo apprendistato nella Golden Dawn, Crowley aveva imparato a tenere un diario nel quale annotare i suoi esperimenti magici. Ora metteva a frutto questa pratica trasformando i suoi diari in veri e propri registri di laboratorio. Durante i mesi trascorsi a Ceylon egli annotò con cura tutti i suoi esercizi, registrando tra l'altro la sua condizione fisica e mentale del momento e il risultato ottenuto. Allo stesso modo si comporterà diversi anni dopo quando "scoprirà" il metodo della magia sessuale e comincerà a fare esperimenti con essa [19]. Con questo spirito da ricercatore scientifico Crowley si accostò allo yoga. E lo yoga, proprio per la sua caratteristica di "sperimentalità", cui abbiamo accennato prima, si prestava particolarmente bene a un approccio di questo tipo


C'è poi un altro aspetto interessante. Una cosa in particolare sembra essere stata molto a cuore a Crowley: l'origine del "genio". All'inizio della prima parte del Book Four, dedicata appunto allo yoga, Crowley tratta l'argomento [20]. In qualche modo questo ci aiuta a capire il significato delle pratiche yoga per Crowley, e d'altra parte conferma indirettamente ciò che abbiamo detto detto a proposito del suo razionalismo. Crowley dunque, nel testo citato, vuole affrontare razionalmente il problema della religione. Tutte le vecchie religioni, secondo lui, sono ormai al collasso.

Ciò che si può fare è reimpostare la questione dal principio. Le religioni sono molte e molto diverse tra loro, ma forse è possibile trovare un elemento condiviso da tutte. Ebbene, questo elemento egli lo individua proprio nel "genio religioso", cioè in quel particolare carisma posseduto da coloro che fondano nuove religioni. Tutti i fondatori di religioni, ci dice Crowley, presentano un tratto in comune: a un certo punto della loro vita essi scompaiono, o si ritirano, per un periodo più o meno lungo e, quando ricompaiono, sono in possesso del carisma necessario per fondare una nuova religione. Durante quel periodo di ritiro, evidentemente, deve accadere qualcosa di particolare.

Ebbene, secondo Crowley quello che è accaduto a Mosè, a Gesù, a Maometto, al Buddha e a tutti gli altri fondatori di religioni è del tutto analogo a quell'esperienza mistica che nello yoga viene definita con il termine samâdhi. Secondo lo yoga di Patañjali il samâdhi è l'ultimo stadio della realizzazione, quello nel quale si raggiunge la liberazione. Per Crowley, se i vari fondatori di religioni hanno descritto quest'esperienza in modo diverso, è perché diverse erano le culture e le tradizioni nelle quali essi si erano formati. Questo ha fatto sì che essi interpretassero quello che sostanzialmente era lo stesso fenomeno in modi diversi. Così, per esempio, Maometto ha conversato con l'arcangelo Gabriele, il Buddha è giunto all'Illuminazione, Mosè ha incontrato Dio sul Monte Sinai.

Questo è un punto estremamente importante, sul quale è necessario fare una riflessione. Crowley traccia un'equazione tra le esperienze mistiche o di contatto con la divinità che alcuni "fondatori di religioni" hanno sperimentato, con l'esperienza del samâdhi. Questo perché entrambi i tipi di esperienze consentono al "genio" che è latente nell'uomo di affiorare. E allora ecco l'intuizione di Crowley: se queste esperienze sono in sostanza una sola cosa, allora con lo yoga si ha a disposizione una tecnica che consente di giungere a essa. Lo yoga, dunque, diventa un metodo per ottenere "genio" a volontà. Un metodo, per giunta, del tutto sperimentale.

C'è tuttavia un aspetto che rimane sottinteso nel suo discorso. Crowley riteneva che in lui fosse affiorato né più né meno lo stesso "genio religioso" che egli individuava nei fondatori di religioni citati prima. Anche Crowley riteneva di avere un messaggio da diffondere al mondo, un messaggio che fosse adatto per la nuova era. Egli fondò la sua religione, la cosiddetta religione di Thelema, basata su una "rivelazione" contenuta in un "testo sacro", il Libro della Legge [21]. Naturalmente Crowley non intendeva dire che chiunque pratichi lo yoga sino a raggiungere il samâdhi sia in grado di fondare una religione, ma quantomeno il sottinteso è che a lui è accaduto proprio questo.

Una citazione tratta dal Book Four servirà a illustrare meglio questo aspetto:
...affermiamo l'esistenza d'una fonte segreta di energia che spiega il fenomeno del Genio. Noi non crediamo ad alcuna spiegazione sovrannaturale, ma sosteniamo che tale fonte può essere raggiunta seguendo regole precise; il grado del successo dipende dalle capacità del ricercatore, non già dal favore di un Essere Divino. Noi affermiamo che il fenomeno critico che determina il successo è un atto che si compie nel cervello ed è caratterizzato essenzialmente dall'unione di soggetto e oggetto. [22]

Da queste parole risalta in modo assai chiaro l'aspetto razionalista, direi quasi positivista di Crowley. A Crowley non sembrano interessare molto i principi filosofici su cui si basa lo yoga, come il dualismo tra purusa e prakrti, che corrisponde grossolanamente a quello occidentale tra spirito e materia, o la presenza di Içvara, cioè di un'entità suprema. Questi sono elementi che potremmo definire "sovrastrutturali", che dipendono dal contesto ambientale in cui lo yoga come dottrina è stato formulato. Essi dipendono quindi dal livello di comprensione di coloro cui le dottrine yoga erano originariamente dirette.

Ciò che solo conta è il nucleo di queste dottrine: eliminando l'involucro e mantenendo il nucleo si ha una tecnica valida per chiunque. Notiamo qui un aspetto molto evidente del pensiero di Crowley, che lo identifica senza dubbio come un figlio del suo tempo. È quello che potremmo definire "pregiudizio positivista". In effetti egli riteneva di capire e saper interpretare le dottrine tradizionali dello yoga meglio di quanto facessero gli indiani stessi [23]. Si tratta qui, più o meno, di quello stesso tipo di pregiudizio che René Guénon, in una sua nota opera sulle dottrine tradizionali indù, definiva come "un'incredibile aberrazione". [24]

Non ci sono misteri, né implicazioni metafisiche, nella visione che Crowley ha dello yoga. Si ha a che fare, si direbbe, quasi esclusivamente con la cruda fisiologia. E questa visione "fisiologica" dell'esperienza spirituale o religiosa conduce Crowley a un'intuizione che mi sembra di straordinario interesse. In un passo della sua autobiografia egli scrive:
... il samâdhi, qualunque cosa sia, è perlomeno uno stato mentale esattamente come la concentrazione, la rabbia, il sonno, l'ebbrezza e la malinconia. Molto bene. Ogni stato mentale è accompagnato da stati fisiologici corrispondenti. Si osservano lesioni della materia cerebrale, disturbi dell'irrorazione sanguigna, e così via, in una relazione apparentemente necessaria con questi stati spirituali. Inoltre, sappiamo già che certe condizioni spirituali o mentali possono essere indotte agendo sulle condizioni fisico- e chimico-fisiologiche. (...) Perché dunque non dovrebbe essere possibile escogitare un qualche metodo farmaceutico, elettrico o chirurgico per indurre il samâdhi e creare il genio semplicemente come creiamo altri tipi di particolare eccitazione? La morfina rende l'uomo santo e felice, ma in un modo negativo; perché non dovrebbe esserci una qualche droga che sia in grado di produrre l'equivalente in positivo? Il mistico rimarrà senza fiato per l'orrore, ma non è necessario prestargli attenzione. È lui che insulta la natura postulando una discontinuità nei suoi processi. Se ammettiamo che il samâdhi è uno stato sui generis va a finire che ci ritroviamo di nuovo di fronte tutte le fandonie del soprannaturale che già avevamo messo da parte. [25]

Questo passo mostra a quale estrema conseguenza era giunto l'atteggiamento "razionale" di Crowley nei confronti dello yoga. Secondo Crowley, se neghiamo qualsiasi carattere di soprannaturalità al samâdhi, rimane di esso il solo aspetto fisio-psicologico. Stando così le cose questo stato potrebbe essere indotto, almeno teoricamente, con un qualche mezzo artificiale, nella fattispecie qualche sostanza psicoattiva.

È noto che Crowley fece uso di droghe sin dalla giovinezza. Ebbene, nel passo citato troviamo una spiegazione estremamente lucida di questo uso. All'origine troviamo il desiderio della sperimentazione, la ricerca di nuove vie, anzi di scorciatoie, per la realizzazione spirituale.

A che scopo perdere tempo in esercizi complicati ed estenuanti, se è possibile avere tutto subito? Questo aspetto è tanto più interessante se consideriamo che esso, in un certo senso, collega Crowley alla cultura psichedelica degli anni sessanta; anni che non a caso videro una riscoperta delle sue idee e della sua figura [26]. Questo collegamento, del resto non è senza passaggi intermedi, visto che alcune fonti, per esempio, sostengono che fu Crowley a introdurre Aldous Huxley alla mescalina negli anni trenta [27]. È nota l'influenza che ciò che Huxley scrisse a proposito delle sue esperienze con le droghe ebbe sulla successiva cultura psichedelica. Del resto l'idea di "abbreviare" il percorso dello yoga con sostanze stupefacenti non era certo originale. Nella stessa tradizione indiana sono conosciute forme "popolari" di yoga, influenzate probabilmente da elementi di origine sciamanica, che contemplano l'uso di sostanze come la canapa o l'oppio per ottenere transe estatiche [28]. L'uso di queste sostanze è però scarsamente attestato dalla tradizione dello yoga classico. [29]

Vorrei ora toccare un altro possibile aspetto del significato dello yoga per Aleister Crowley. La mia impressione è che egli adoperò le varie forme di meditazione e di concentrazione necessarie per la pratica yoga anche per esercitare e sviluppare una facoltà che è assolutamente centrale per la tradizione esoterica e magica occidentale: l'immaginazione. Secondo Ioan Culianu, la magia è una "scienza dell'immaginario" e Antoine Faivre ha posto proprio l'immaginazione tra gli elementi fondamentali dell'esoterismo occidentale moderno. [30]

C'è in effetti un filo rosso che collega la mnemotecnica rinascimentale alla tecnica dei cosiddetti "viaggi astrali", che veniva insegnata ai membri della Golden Dawn [31]. Questo filo rosso è proprio l'immaginazione. Attraverso l'immaginazione il mago ha a disposizione una dimensione parallela a quella della realtà oggettiva, una dimensione nella quale egli si muove e ha delle sensazioni, nella quale si compiono delle esperienze significative, spesso di tipo simbolico. Ma, evidentemente, l'immaginazione è una facoltà che va allenata.

Con gli esercizi iniziati sotto la guida di Oscar Eckenstein e con quelli eseguiti insieme ad Allan Bennett a Ceylon, Crowley esercitava anche le sue capacità di concentrazione e di immaginazione. Voglio dare qui due piccoli esempi di ciò che intendo dire. Nel 1906, dopo un tentativo fallito di scalare una delle montagne più alte dell'Himalaya, il Kangchenjunga, Crowley intraprese un viaggio in Cina, che durò diversi mesi. Durante questo viaggio egli praticò un rituale che riveste una grande importanza nella sua "carriera magica": l'Augoeides. Qual era la particolarità di questo rituale magico, che nel suo complesso si protrasse addirittura per trentadue settimane? La particolarità era il fatto che l'Augoeides venne praticato esclusivamente sul piano dell'immaginazione [32]. Per motivi che qui non approfondiremo, Crowley aveva la necessità di iniziare a praticare questo rituale proprio nel momento in cui si trovava in Cina. Nelle condizioni in cui era, non poteva disporre né di un tempio magico, né della solitudine necessaria per questo tipo di pratiche. Dunque decise di fare a meno di qualsiasi elemento esterno e materiale. Attraverso l'immaginazione, Crowley visualizzava il tempio magico, con tutti gli arredi e il resto, e poi proiettava un'immagine di se stesso all'interno di questo ambiente. Così svolgeva le azioni necessarie per il rituale su un piano totalmente immaginativo, isolato da tutto quanto gli accadeva intorno. Crowley ci dice che era in grado di svolgere queste operazioni, che erano quotidiane, anche mentre stava camminando o era a cavallo.

L'altro esempio, che non ha niente a che vedere con la pratica magica, riguarda la particolare abilità di Crowley nel gioco degli scacchi. Israel Regardie, un discepolo di Crowley, ci dice che egli era in grado di giocare, e di vincere, contro due avversari contemporaneamente, senza mai vedere la scacchiera [33]. In questo caso Crowley visualizzava una scacchiera immaginaria, anzi due, sulle quali muoveva pezzi immaginari. Naturalmente le mosse venivano comunicate tramite le coordinate, lettera più numero, della scacchiera. Chi conosce anche superficialmente il mondo degli scacchi sa che la capacità di giocare "alla cieca" non è affatto straordinaria per un maestro [34]. C'è addirittura chi è stato in grado di giocare quarantacinque partite "alla cieca" contemporaneamente [35]. Ciò che a noi interessa, piuttosto, è il fatto che questa capacità visualizzativa di Crowley va collegata probabilmente con le sue pratiche yoga e sicuramente con le sue pratiche magiche. Sia Regardie, sia lo stesso Crowley mettono in relazione l'abilità nel giocare a scacchi di quest'ultimo con la pratica magica, e in particolare proprio con l'Augoeides. [36]

Indubbiamente la scoperta dello yoga da parte di Aleister Crowley si inquadra in quella spinta a Oriente che il "sostrato illuminato", per usare l'espressione di James Webb, mise in atto a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Però abbiamo avuto modo di constatare come l'esito di questa scoperta fu tutt'altro che scontato. Nell’escludere interpretazioni soprannaturali, Crowley mostra tutta la sua dipendenza dagli schemi di pensiero più diffusi della sua epoca. Ci troviamo così di fronte a un mistico di nuovo tipo, che cerca di integrare i dati della tradizione con la scienza e il progresso. Del resto, il suo razionalismo non gli impedì di inserirsi appunto nella più schietta tradizione magica occidentale, dal momento che cercò di mettere a pieno frutto quella facoltà fondamentale per il mago: l'immaginazione.

NOTE:
  1. Massimo Introvigne, Il cappello del mago - I nuovi movimenti magici, dallo spiritismo al satanismo, SugarCo, Milano 1990, p. 313.
  2. Riferimenti a eventuali influssi del tantrismo su Crowley si trovano un po' ovunque, ma soprattutto in Francis King, Il cammino del serpente - Storia, Riti e Misteri della Magia Sessuale, Edizioni Mediterranee, Roma 1979, passim. Si può vedere anche quello che dice in proposito Julius Evola in Metafisica del Sesso, Edizioni Mediterranee, Roma 1988, p. 384 e ss. Da notare che Evola attribuisce erroneamente a Crowley l'incontro con "due esponenti indù della Via tantrica della Mano Sinistra, Brima sen Pratab e Sri Agamya Paramhamsa [sic]", citando come fonte la biografia di Crowley scritta da John Symonds. Si tratta certamente di una svista, perché in realtà Symonds nella sua opera afferma che a incontrare i due guru indiani fu Carl Kellner, i cui contatti con Theodor Reuss possono essere considerati all'origine dell'Ordo Templi Orientis, l'ordine massonico di frangia cui in seguito appartenne anche Crowley. Kellner, che morì probabilmente prima che l'OTO venisse effettivamente creato da Reuss, non ebbe comunque mai alcun rapporto con Crowley (cfr. John Symonds, The Beast 666 - The Life of Aleister Crowley, Pindar Press, London 1997, p. 160).
  3. Aleister Crowley, Magick, Astrolabio, Roma 1976, p. 6.
  4. L'autobiografia è The Confessions of Aleister Crowley - An Autohagiography, Arkana, London 1989. L'ultima edizione della biografia di John Symonds è quella indicata nella nota 2.
  5. La cosa viene rilevata, del resto, anche da Symonds e Grant: "È singolare il fatto che Crowley, il quale poneva in grande risalto gli insegnamenti sessuali del Tantrismo (Vamacharin) abbia omesso di ricordare, persino nel suo elenco di autori, il nome di Sir John Woodroffe (Arthur Avalon), i cui testi tantristi furono pubblicati intorno al 1920." (Aleister Crowley, Magick, cit., p. 6).
  6. Due sono le opere principali di Crowley sullo yoga: la prima parte del Book Four, che fu pubblicata nel 1912 (ora si trova in Aleister Crowley, Magick, cit.) e le Eight Lessons on Yoga, pubblicate per la prima volta nel 1939 (un'edizione recente è quella della New Falcon Publications, Scottsdale 1991).
  7. Su questo punto e più in generale sulla diffusione in Occidente dell'interesse per la spiritualità orientale, cfr. James Webb, The Flight from Reason - The Age of the Irrational, Macdonald, London 1971, i capp. II ("Babel") e III ("The Masters and the Messiah"); e Massimo Introvigne, Le nuove religioni, SugarCo, Milano 1989, p. 267 e ss. torna
  8. Sul periodo che Crowley trascorse a Ceylon, cfr. Aleister Crowley, The Confessions of..., cit., pp. 232-254; John Symonds, op. cit., pp. 43-45; Israel Regardie, The Eye in the Triangle - An Interpretation of Aleister Crowley, New Falcon Publications, Phoenix 1993, pp. 229-265.
  9. Su queste vicende e più in generale sulla storia della Golden Dawn il testo canonico è quello di Ellic Howe: The Magicians of the Golden Dawn - A Documentary History of a Magical Order 1887-1923, The Aquarian Press, Wellingborough 1985. Sui contrasti del 1900 e le varie scissioni vedi in particolare i capp. 14 ("Rebellion in London") e 15 ("The Battle of Blythe Road").
  10. Cfr. Aleister Crowley, The Confessions of..., cit., pp. 213-214.
  11. Cfr. ibid., pp. 159 e 213. Bisogna tenere in considerazione il fatto che Eckenstein era stato in India, in quanto aveva fatto parte della spedizione di Conway che nel 1892 aveva tentato la scalata al K2 (cfr. John Symonds, op. cit., p. 46). Potrebbe forse in questa occasione avere appreso qualche tecnica yoga.
  12. Un resoconto di questi esperimenti si trova in The Equinox I, 4, "The Temple of Solomon the King", pp. 107-124. Eckenstein viene indicato con le iniziali "D.A.".
  13. Ibid., p. 123.
  14. Per il concetto di Yoga "classico" distinto dalle sue varianti "popolari" e "barocche" cfr. Mircea Eliade, Lo Yoga - Immortalità e libertà, Sansoni, Firenze 1990, p. 20.
  15. Su questi elementi della pratica yoga, cfr. ibid., p. 62 e ss.
  16. Israel Regardie, op. cit., p. 249.
  17. Cfr. ibid., p. 253.
  18. Cfr. Mircea Eliade, op. cit., p. 51.
  19. A questo proposito vedi l'interessante introduzione di Stephen Skinner a: Aleister Crowley, The Magical Diaries of Aleister Crowley - 1923, Neville Spearman, Jersey 1979. Skinner è uno dei pochi che abbia colto, e messo in evidenza, questo aspetto della razionalità e della pretesa di scientificità in Crowley.
  20. Cfr. Aleister Crowley, Magick, cit., p. 19 e ss. Dobbiamo qui notare che Crowley ha preferito intitolare questa parte del Book Four non "Yoga", come sarebbe stato ovvio, ma "Misticismo". La seconda parte è invece intitolata "Magia". Troviamo dunque in Crowley questa distinzione, e questa polarità, tra misticismo e magia. Sostanzialmente, per Crowley, il misticismo cerca il contatto diretto con il "divino", con l'"assoluto", che naturalmente non è mai visto in modo dogmatico. La magia, invece, è la ricerca del potere attraverso delle tecniche che operano su un piano sottile. Si potrebbe dire che con la magia si adoperano mezzi spirituali per ottenere fini materiali. Comunque la distinzione non è sempre netta, spesso misticismo e magia in Crowley si confondono.
  21. Su questo aspetto vedi ciò che con grande equilibrio scrive Israel Regardie, che fu un discepolo di Crowley, in op. cit., p. 461 e ss. Per il Libro della Legge nel contesto delle nuove rivelazioni, magiche e religiose, cfr. Massimo Introvigne, "Livres magiques révélés et livres révélés religieux (d'Aleister Crowley aux nouvelles religions)" in Aries n° 15, Meudon, pp. 95-116.
  22. Aleister Crowley, Magick, cit., p. 29.
  23. Cfr. Aleister Crowley, The Confessions of..., cit., p. 240. Scrive Crowley: "The numerous practices of Yoga are simply dodges to help one to acquire the knack of slowing down the current of thought and ultimately stopping it altogether. This fact has not been realized by the yogis themselves. Religious doctrines or ethical considerations have obscured the truth. I believe I am entitled to the credit of being the first man to understand the true bearings of the question."
  24. Cfr. René Guénon, Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, Adelphi, Milano 1989, pp. 12-13. Scrive Guénon: "...l'esclusivismo degli orientalisti (...) e il loro schematismo sono invece tali da spingerli, per un'incredibile aberrazione, a ritenersi capaci di comprendere le dottrine orientali meglio degli orientali stessi..."
  25. Aleister Crowley, The Confessions of..., cit., p. 386. Trad. mia.
  26. L'idea di questo accostamento è di James Webb. Cfr. Il sistema occulto, SugarCo, Milano 1989, p. 303. Cfr. anche Massimo Introvigne, Indagine sul satanismo - Satanisti e anti-satanisti dal seicento ai nostri giorni, Mondadori, Milano 1994, p. 265 e ss., per la riscoperta negli anni sessanta e la lettura in chiave satanista di Crowley da parte di certi ambienti legati alla cultura hippy e psichedelica californiana.
  27. Cfr. James Webb, Il sistema occulto, cit., p. 303 e Francis King, op. cit., p. 169, n. 7.
  28. Cfr. Mircea Eliade, op. cit., p. 314.
  29. Cfr. Patañjali, Yoga sûtra - con i commenti della tradizione, Mimesis, Milano 1992, p. 115.
  30. Per quanto riguarda Culianu vedi il suo bel saggio: Ioan P. Couliano, Eros e magia nel Rinascimento, Il Saggiatore, Milano 1987. Per la definizione di magia come "scienza dell'immaginario" vedi p. 7. Nella stessa pagina lo studioso rumeno scrive anche: "In quanto scienza della manipolazione dei fantasmi, la magia si rivolge in primo luogo all'umana immaginazione, nella quale tenta di suscitare impressioni persistenti." Per quanto riguarda Faivre, invece, cfr. il suo L'esoterismo, SugarCo, C. 29-31. Scrive Faivre a p. 30: "Sarebbe istruttivo fare la storia dell'immaginazione in Occidente, cioè del suo statuto. Si metterebbe in luce così l'importanza del tipo di immaginazione di cui ci occupiamo."
  31. Su questo aspetto degli insegnamenti della Golden Dawn cfr. S. L. Macgregor Mathers, Proiezione astrale, magia e alchimia, Mediterranee, Roma 1980, in particolare la prima e la seconda parte.
  32. Cfr. Aleister Crowley, The Confessions of..., cit., p. 517 e ss.
  33. Cfr. Israel Regardie, op. cit., p. 15.
  34. Cfr. Reuben Fine, La psicologia del giocatore di scacchi, Adelphi, Milano 1976, p. 40 e ss.
  35. Cfr. ibid., p. 41.
  36. Cfr. Israel Regardie, op. cit., pp. 311-312 e Aleister Crowley, The Confessions of..., cit., p. 518. Anche Regardie fa un accostamento tra le pratiche yoga di Crowley, la sua abilità nel giocare a scacchi e il rituale dell'Augoeides. Scrive infatti a p. 313: "While riding on his pony every day [durante il suo viaggio in Cina], he would construct in his imagination a Temple. Because of the keenness of his imaginative faculty, plus the hard-earned ability to concentrate that his Yoga practice given him, we may be assured that it was a clear picture in every detail. This ability to play blindfold chess, as I have described it above, would more or less confirm my proposition that he had skill to do so."
tratto da http://home.sunrise.ch/prkoenig/pasi/pasi.htm
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/meditazione/pasi.htm

17.8.13

Mike Adams: GUARDATE COSA C'E' DENTRO I Chicken McNuggets della MCDONALD

Mike Adams è un ricercatore forense della Food Investigation.
Mike Adams è considerato il Ranger della Salute, è il direttore del Natural News Forensic Food Lab, e in questo video prende in esame da vicino i Chicken McNuggets McDonald sotto un microscopio digitale ad alta potenza.

 

E' cosi che vede delle strane fibre, oggetti blu e rossi, strani filamenti e parti organiche davvero strani in apparenza per un pezzo pollo.
Alcuni dicono che si tratta di capelli e peli che " naturalmente" si insinuano in fabbrica. Altri di particolari filamenti non organici.


Il Consiglio Pan-ellenico Nazionale (NPHC) - "THE DIVINE NINE" e la Simbologia Massonica

Ci sono nove organizzazion, "storicamente nere" che compongono il Consiglio nazionale Pan-ellenico (The National Pan-Hellenic Council, Incorporated (NPHC)).

Collettivamente, queste organizzazioni sono indicate come "The Divine Nine". Ognuna di queste fraternità (di Fratelli e Sorelle) è ricca di storia - legami con uno o più di tali organizzazioni possono essere trovati in molti famiglie nere laureate negli Stati Uniti.

Il Consiglio panellenico Nazionale (NPHC) è un'organizzazione collaborativa di nove fraternità, letterati greci internazionali storicamente afroamericani.
Il NPHC è stata costituita come organizzazione permanente il 10 maggio 1930 nel campus della Howard University, a Washington, DC con Matthew W. Bullock come il presidente attivo e B. Beatrix Scott come vicepresidente. NPHC è stata costituita secondo le leggi dello Stato dell'Illinois nel 1937.


Il Consiglio promuove l'interazione attraverso forum, incontri e altri mezzi per lo scambio di informazioni e si
impegna nella programmazione di iniziative di cooperazione attraverso varie attività e funzioni.

Ogni
membro costitutivo dell'organizzazione  determina il proprio orientamento strategico e il programma dell' agenda.
Oggi, lo scopo primario rimane il  cameratismo e l'eccellenza accademica per i suoi membri e di servizio per le comunità in cui operano. Si promuove la consapevolezza della comunità e l'intervento con la formazione di attività di servizio, economiche, e culturali.


I componenti del "The Divine Nine":

In questo link ufficiale, è presente una Gallery delle varie Fraternita0 Universitarie che compongono il Divine Nine. Le foto sono simbolicamente esplicite. (qui)


Una fra tante, il Manifesto ultimo del "The Divine 9". Date un'occhiata:


Al servizio dell'Istruzione a discapito dell'Educazione.




Bibliografia:
http://www.becauseofthemwecan.com/products/divine-9-photo-because-of-them-i-can

http://www.blackgreek.com/divinenine/
http://www.emich.edu
http://en.wikipedia.org/wiki/National_Pan-Hellenic_Council

http://www.terp.umd.edu/4.3/intheloop/

14.8.13

Direttore Gesuita: LA SPECOLA VATICANA E' COME L'ENTERPRISE DI STAR TREK (+video)

"La Specola Vaticana è come l'Enterprise ci accumuna il cammino di ricerca". Josè Gabriel Funes.
La Specola Vaticana fa parlare ancora di se dopo l'inagurazione del Telescopio L.U.C.I.F.E.R. ( "Large Binocular Telescope Near-ifrared Utility with Camera and Integral Field Unit for Extragalactic Research" ) attraverso il Confratello e connazionale del Papa, Gesuita Josè Gabriel Funes, astronomo e direttore della Specola Vaticana.

Ma il gossip complottista qui ha forzato la cosa.
LUCIFER1 non si trova all'interno del VATT (telescopio vaticano in Arizona) ma lo si trova in uno dei tanti strumenti che compongono l'LBT che si chiama appunto LUCIFER, che è precisamente "two multi-object and longslit infrared spectrographs plus imagers. The imager has 2 cameras and can observe at both seeing limited and diffraction limited with adaptive optics".

9.8.13

ECCO PERCHE' L'AMMINISTRAZIONE PROTEGGE LA MONSANTO

L'illusione della congettura Obama = Cambiamento semmai qualcuno ci fosse mai cascato.. diminuisce ancora.
Cresce invece la protesta contro Barack Obama, specie  il giorno dopo la firma che converte in Legge un Disegno comprendente una disposizione che è stata prontamente ribattezzata dall’opposizione, la “Legge Protezione Monsanto “.
Nel marzo del 2013. Per molti ormai storia.

Gli avvocati del  “Food and Public Safety” e molti agricoltori indipendenti, hanno manifestato il loro dissenso perchè Obama ha firmato nonostante l’inserimento di una norma che, ritengono, sia un regalo all’impresa Monsanto Company (NYSE:MON) e altre ditte che producono organismi geneticamente modificati (OGM) o sementi geneticamente modificate (GE).

Obama ha ignorato petizioni e manifestazioni, scegliendo invece di firmare una legge che, effettivamente, impedisce alle Corti di Giustizia Federali, di poter proibire la vendita o la coltivazione di colture OGM o GE, indipendentemente da quali possano essere le future conseguenze per la salute, derivanti dal consumo di questi prodotti.

Se in Italia "aleggia" la realta' che i politici prendano mensili in nero dalle aziende, in America quelle aziende sono gia' dentro la politica, sono la politica.
In molti sapevano già che questo sarebbe avvenuto.
Nell'amministrazione Obama infatti, ci sono alcuni "soldati" della Monsanto che siedono in importanti poltrone, almeno 5 personaggi. Cosi come avvenne con l'amministrazione Clinton (8) e con quella Bush (2).

Sono notizie di questi ultimi due mesi (Giugno Luglio) che la Monsanto e la polizia federale organizzano modi per mettere in sordina proteste, attivisti e scienziati. Persino la  Russia con una sorprendente affermazione fatta dal presidente Vladimir Putin ,ha commentato come una guerra potrebbe essere la conseguenza necessaria per fermare la Monsanto Protection Act

E come disse Felix Frankfurter, giudice della Corte Suprema:
"Chi fa davvero le regole è invisibile, ed esercita il potere da dietro le quinte"

Ecco i nomi:


Fonte:
http://action.fooddemocracynow.org/sign/obama_signs_monsanto_protection_act_time_to_label_gmos/
http://www.ibtimes.com/furor-growing-against-obama-over-monsanto-protection-act-1156459
http://www.wealthdaily.com/articles/obama-monsanto-connection/4352

http://www.care2.com/news/member/471046224/1155574
http://investmentwatchblog.com/russia-suggests-that-war-may-be-necessary-to-stop-monsanto/

7.8.13

ANALISI DI YAHWEH COME DIO-TORO SIRIANO DELLA TEMPESTA E VITELLO D'ORO SOLARE -Pt 1.

Traduzione di un articolo apparso su bibleorigins.net a cura di Felice Laforgia.
I Vitelli d'Oro assemblati da Re Geroboamo a Dan e Betel erano immagini di Yahweh-Elohim, anche chiamato "EL" nella Bibbia Ebraica.
Nell'Età del Ferro a Samaria fu trovato un coccio con inscritto 'egel-yah', "toro-vitello Yah", il che suggerisce che Yahweh era adorato dagli Israeliani come un Vitello d'Oro.

Gli studiosi hanno notato che EL, il supremo dio del pantheon Cananeo, e padre di tutti gli dei e dee, viene spesso indicato come "Toro" o "Toro-EL" in varie composizioni religiose trovate nella Tarda Età del Bronzo a Ugurit, moderna Ras Shamras, nella litoranea nord della Siria.
Israele ha preservato tradizioni che avevano i suoi antenati della Siria settentrionale (Haran), così come Dio della Siria settentrionale, egli potrebbe essere stato raffigurato originariamente nei tempi della tarda Età di Bronzo in una forma "bovina".

Anche di interesse è che altre tradizioni hanno onorato Yahweh-Elohim di Israele nel Sinai del sud al Monte Horeb/Sinai.
Il testo biblico fa una sorprendente dichiarazione sul Vitello d'Oro, che è apparentemente identificato con Yahweh da Aaronne, che proclama dopo averlo plasmato, che all'indomani o il giorno seguente, è un giorno di festa in onere del Vitello!La sorpresa?
Egli dichiara che l'indomani è un giorno di festa per "IL SIGNORE", che in Ebraico è reso "YAHWEH" (Esodo 32:5)

Altri versetti biblici in linguaggio metaforico parlano di Israele portata in salvo attraverso il deserto del Sinai dal loro Dio, che viene paragonato a un "potente Bue cornuto" (Numeri 24:8).

In realtà, la parola Inglese "LORD/SIGNORE" a volte in Ebraico è "EL", che nelle antichi iscrizioni alfabetiche Proto-Sinaitica è reso da due segni pittografici, la testa di un BUE dalle lunga corna (elpeh, Alph) e un ricurvo lungo bastone pastorale, chiamato Ox goad/pungolo per buoi (lamd).
Il Dio Ebraico che conduce Israele attraverso il Sinai meridionale ha il suo stesso nome, "EL" conservato sui fianchi delle montagne in Proto-Sinatico come un Bue dalle lunga corna. Quindi, anche se non esiste nessuna statua del Dio nel Sinai del sud, abbiamo un "immagine" di lui come una creatura "Bovino" nel suo stesso nome, "EL"!

A caravansari nel Negev meridionale della II metà dell'Età del Ferro, sono stati trovati dei graffiti disegnati su una giara (pithos) frantumata di "Yahweh di Samaria" il cui 'braccio' curvo è intrecciato con la "Sua Asherah/Astarte". Ciò che è sorprendente è che Yahweh e la sua Asherah sembrano possedere caratteristiche "bovine" secondo alcuni studiosi (altri sostengono che le caratteristiche non sono bovine). Ho il sospetto che le caratteristiche sono "bovine".

Altri studiosi hanno suggerito che il Dio Ebraico, Yahweh-Elohim si è evoluto nel corso del tempo, assorbendo gli epiteti, talenti e personalità di dei e dee precedenti (vedere i lavori del Professore Frank Moore Cross e Mark S. Smith), una posizione che condivido.

Ho capito che la Storia Primaria, Genesi dei Re, è stata scritta nel 560 a.C. nell'Esilio, ma azzardo che ha conservato le tradizioni che risalgono ai tempi dell'Età del Tardo Bronzo e forse anche prima, ai tempi di Hyksos.

Mentre agli Ebrei non era permesso fare un'immagine di Yahweh al culto, in quanto questo è stato condannato al Monte Sinai nei 10 Comandamenti o Decalogo, loro potevano "descrivere" metaforicamente il loro Dio usando il linguaggio figurato che hanno applicato a dei e dee dei loro contemporanei. E' dalle rappresentazioni iconografiche dei loro contemporanei che possiamo trarre insieme le varie immagini di Yahweh.

Le seguenti illustrazioni mostrano varie divinità con caratteristiche "bovine". In tutto l'Antico Medio Oriente, era consuetudine parlare degli dei in linguaggio metaforico come "forti tori" e le dee femminili come "mucche selvagge". Perchè? La forza del toro selvaggio era molto ammirata e i re e i principi dell'Antico Medio Oriente hanno voluto attribuire questa forza alle loro divinità, re e principi.

Ho capito che Yahweh è un'amalgama di dei e dee precedenti, EL, Baal, Reshep, Seth, Faraone, Horus, En-Ki, Ea, En-Lil, Marduk ecc.



Le seguenti Illustrazioni mostrano dei e dee in "forma bovina"





I sigilli Fenici sottostanti sono dell'Era Persiana Post-Esilica
Un dio con la testa di toro (Baal? Reshep? Faraone?) che indossa la corona bianca del Faraone con la nappa, percuote un nemico Asiatico.
I Fenici, Siriani, e Cananei, passarono sotto la dominazione Egizia del Nuovo Regno Egiziano, 1560 - 1200 a.C. La loro arte si sviluppò in una forma sincretica, che a volte, nella quale loro mostravano i loro dei nativi e dee con l'oggettistica regale Egiziana (corone, dischi solari alati, scarabei volanti).



Questa tradizione iconografica si estese in queste aree fino al periodo Ellenistico. Israele nei tempi della 2° metà dell'Età del Ferro adottò anche forme Fenicie simili. Alla fine dei miti dell'Età del Bronzo, Baal era un dio della guerra e dio-tempesta, il tuono era il suo "muggito-voce di toro." Gli Egiziani lo assimilarono con il loro dio, Seth, ed egli è anche apparso assimilato a Reshep, il dio Siriano della guerra e della piaga. Nella Bibbia, Reshep accompagna il Dio Ebraico nel Sinai come divinità minore.

Dio dalla testa di Toro, alza una mano in benedizione (blessing), e tiene un bastone nell'altra. Dinanzi a lui c'è
un basamento di incenso, con il fumo che sale da una sfera d'incenso. Il trono sul quale egli siede mi sembra che abbia una coda di toro.
Una Dea con le corna di toro e faccia umana, alza una mano in benedizione. Nell'altra ha un bastone. La sua corona può essere la bianca corona Egiziana con un nappo. Siede su un trono di Sfine alata. Tali troni appaiono in forme d'arte Fenicia dai tempi dell'Età del Ferro. Alcuni studiosi suggeriscono che il "trono-Cherubino" di Yahweh in cima all'Arca dell'Alleanza fu modellato dopo simili troni Fenicio-Cananei della Tarda Era del Bronzo e del Ferro. Nei miti Cananei della Tarda Età del Bronzo, Baal il dio tempesta avrebbe assunto la forma di un toro e si sarebbe accoppiato con sua sorella Anat, che assume la forma di vacca, il loro figli sarebbe un vitello. A volte, Anat è mostrata con un casco avente corna di toro, brandendo le armi di un guerriero (essendo ella una dea della guerra).

Dio dalla testa di toro su un trono di Sfinge alata (inteso da alcuni studiosi come un trono Cherubino), con la mano alzata in benedizione, e il bastone nell'altra. L'incenso brucia davanti a lui. Egli indossa la Bianca corona del Faraone con un drappo, un pò come la corona indossata dal dio Reshep della Tarda Era del Bronzo (Dio della guerra Siriano, il cui nome può significare "bruciare" come nella febbre, un dio della piaga).

  Kuntillet`Ajrud, Sinai Caravansarai, ca. prima metà del 8° secolo a.C.
Disegno di
Yahweh di Samaria e la sua Asherah (Astarte) su un coccio di ceramica (Pithos A) L'iscrizione in Ebraico recita "Così dice...Dite a Yehalle[lel], Yo'asa e...Vi benedico (con la presente-o: hanno benedetto voi) a/davanti Yahweh di Samaria e la sua asherah." Si noti la parte di cavallo imbrigliato alla sinistra dei personaggi (pp. 225-6, "Baal, EL, Yahweh, e la 'Sua Asherah', "Othmar Keel & Christoph Uehlinger. Dei, Dee, e Immagini di Dio nell'Antica Israele. Minneapolis. Fortress Press. 1998).

Baal-Adad, dio della Nube-Tempesta, nubi di tempesta essendo chiamate "Vitelli di Adad" (Yahweh si manifesta al Monte Sinai come una tempesta di nubi, poco dopo fu creato un "Vitello d'Oro"). Da una stele trovata a Betsaida, Samaria. Notate la "piena vista frontale" reminescenza di "Yahweh di Samaria e la sua Asherah" scovata a Kuntillet'Ajrud. Questo forse è il prototipo genetico dietro la rappresentazione di Kuntillet? Baal-Hadad si trasformò in un Toro per accoppiarsi con la sua sorella-amante, Anat che si era trasformata in una Vacca.
Un coccio trovato in Samaria incideva egeliah, "toro-vitello di yah" suggerisce che Israele comprese il vitello e che lo associò con il culto di Yah o Yahweh, non certo un dio Egizio come il Toro Apis. Poichè Yahweh fu anche chiamato Baal (cf. Osea 2:16), forse Yah/Yahweh, come Baal, potrebbe assumere la forma di toro o di vitello-toro (La ricerca di Anat per il suo amante morto, Baal raffigurata come "una vacca che cerca il suo vitello" suggerisce che Baal nella morte potrebbe essere paragonato ad un vitello? In alte parole, suggerisco che il Vitello d'Oro era Yah/Yahweh e lui era un tipo di Baal, ed aveva assimilato gli aspetti di vitello-toro di Baal (p.55 figura 1.28, Ephraim Stern. Archaeology of the Land of the Bible, The Assyrian, Babylonian, and Persian Periods, 732-332 BCE. New York. Doubleday. 2001).
 

Una delle parole Ebraiche per "Dio" è EL. Qui di seguito c'è la parola EL in forma pittografica Proto-Sinatica. La lettera E (In Ebraico: eleph) è il disegno della testa di un bue dalla lunga corna; la lettera L (Ebraico lambdeh) in Proto-Sinatico è un pungolo di bue a destra della testa di bue. A sinistra della testa di toro c'è un'iscrizione Egizia del Faraone Amenemhat III (circa (ca. 1929-1895 a.C., 12th Dinastia). Questo fenomeno ha portato Sir Alan H. Gardiner a suggerire che le iscrizioni Proto-Sinatiche erano del periodo di tempo di Amenemhet III (cf. foto a p. 142. Raphael Giveon. The Stones of Sinai Speak. Tokyo. Gakuseisha. 1978). Quindi, il nome di Dio (EL) appare nel Sinai meridionale dove Israele è compresa di averlo adorato.

Nu 24:8 RSV,
"Dio [EL] lo porta fuori dall'Egitto, egli ha per così dire le corna del bufalo..."

Gruppo di statuette
di bronzo in
Argento platinato
(Tarda Era del Bronzo)
. La statuina al centro sembra possedere il muso o la testa di un torno cornuto o vitello con un corpo umano. SE UN TORO, è questo Baal-Adad o il TORO-EL, quelli che lo fiancheggiano sono forse sacerdoti o presenti divinità minori?

(p.185, fig. 603-604, da Ras Schamra, ancient Ugarit. H. Th. Bossert. AltSyrien Kunst und Handwerk In Cypern, Syrien, Palastina, Transjordanien und Arabien Von den Anfangen bis zum Volligen Aufgehen in der Griechisch-Romischen Kultur. Verlag Ernst Wasmuth. Tubingen. 1951)

Un giovane Baal Adad (?) con l'elmo cornuto, in piedi, scagliando una saetta mancante (?), e seduto su un trono. Baal-Adad era un dio della nube-Tempesta, che ha preso la forma di un Toro per accoppiarsi con sua sorella Anat come una Vacca. Ella da alla luce un vitello-toro. Le nubi di tempesta furono chiamate "Vitelli di Adad," Al Sinai Dio si manifesta come una nube-Tempesta, subito dopo, Isreale fa un Vitello d'Oro, dichiarandolo come "il dio" che li ha portati fuori dall'Egitto.

Nota: Dever identifica queste figure come El (Toro-El, padre di Baal-Adad), ma i testi Ugaritici menzionano Anat minacciando di colpire la capozza di El, e il sangue coprirà la sua "BARBA GRIGIA". Ho così capito che questo giovane e BARBUTO dio, è Baal. Dopo la morte di Baal, Anat "lo cercò come una Vacca cerca il suo vitello", suggerendo forse che Baal avrebbe potuto assumere la forma di un vitello-toro in una resurrezione dopo la morte come nube-Tempesta. (p.131, William G. Dever. Recent Archaeological Discoveries and Biblical Research. Seattle & London. University of Washington Press. 1990)


Yahweh-Elohim come il "Vitello d'Oro" (il Sole nascente all'alba, onorato dagli Egizi):
Sotto, la barca-Sole/bark con Horus seduto con la testa di falco, e il disco solare. Davanti a lui c'è una stella, un vitello di toro, e due alberi di sicomoro (platani). (cf. Vol.12, p.36, figura 22. Louis Herbert Gray. The Mythology of All Races, Egyptian and Indo-Chinese. Boston. Marshall Jones Company. 1918) 

Secondo i Testi delle Piramidi dell'Antico Regno, il Faraone era chiamato "IL VITELLO D'ORO" e una Stella che cavalca la scorza solare o barca che porta ogni giorno il Sole attraverso i cieli. Forse gli albori di Yahweh sull'alba di Paran, Sinai ed Edom nella Bibbia lo ricordano come un Vitello d'Oro?

In alcuni miti Egizi il Sole sorgeva ogni giorno da due alberi di sicomoro (Hathor era identificata come un albero di Sicomoro) di Turchese a Eliopoli (la Biblica On). Il sole era legato al vitello-toro come sorgeva all'alba, essendo nato da Hathor, la dea-vacca (e dea delle miniere di Turchese del Sinai) che personificava il cielo dando alla luce il sole. Il sole a volte appare nell'arte Egizia con le ali di Horus il falco che è stato assimilato al sole. Il sole era spesso dipinto traghettato da una corteccia solare o barca attraverso il Nilo celeste.

Potrebbero le ingiunzioni bibliche contro il culto del Vitello e l'impiantazione di un albero di asherah (Astarte) vicino all'altare di Yahweh, essere un indizio che nella Tarda Età del Bronzo, i Cananei assimilarono le credenze solari degli Egizi e i motivi per il culto dell'alto dio Cananeo, EL e più tardi Yahweh?

Nella scena in basso abbiamo l'adorazione del sole nascente tra due alberi di sicomoro, che è anche rappresentato come un vitello-toro bianco tra gli alberi. Nei miti Egizi da Eliopoli (Greco: "Città del Sole"), biblico ON, il sole si diceva sorgesse ogni giorno tra due alberi di sicomoro, Altre miti raffigurano il sole come se nascesse ogni giorno come un TORO-VITELLO, da sua madre, la "Vacca Celeste", che personificava il Cielo, chiamato sia Nut o in altri miti, HATHOR, che era anche rappresentata come un Albero di Sicomoro (in alcuni miti, il sole nasce come un Albero, in altri come un enorme fiore di Loto). In altri miti ancora, una Vacca era impregnata da un fascio di luce dal sole, e nasceva un toro-vitello bianco che diventava il sacro Toro Apis. Ho il sospetto che il sole nascente tra gli alberi e il Vitello-Toro bianco, sono allusioni al sole come il Vitello che nasce ogni giorno da Hathor/Nut.

"Lo stesso sicomoro era un albero di particolare significato mitico. Secondo il Capitolo 109 del Libro dei Morti, gemelli 'Sicomori di Turchese' si credeva che stessero all'esterno del cancello del cielo da dove il dio sole Re emergeva ogni giorno, e questi due stessi alberi a volte appaiono nei dipinti tombali del Nuovo Regno con un giovane vitello toro che spuntava tra loro come un simbolo del sole. Mentre l'albero cosmico potrebbe quindi assumere un aspetto maschile come una forma del dio solare Re-Herakhty, il Sicomoro era particolarmente considerato come una manifestazione delle dee Nut, Iside e Hathor-che ha ricevuto l'epiteto "Signora del Sicomoro". (p.117, "Tree." Richard H. Wilkinson. Reading Egyptian Art, A Hieroglyphic Guide to Ancient Egyptian Painting and Sculpture. London. Thames & Hudson. 1992) Wilkinson:

Hathor/Nut a volte non era ritratta nei miti solo come il cielo che da la vita al Sole, ma anche in pitture tombali come un albero di Sicomoro, che fornisce cibo e da bere nell'Aldilà dei Giusti Morti. Quindi il Sole nascente e il Vitello-Toro associati con l'albero di Sicomoro in questo murale potrebbero alludere ad Hathor che da la vita al sole nascente e al vitello-toro. Hathor era anche la "Dea del Turchese" ed era onorata con santuari presso le Miniere di Rame nel Sinai. (i campi minerari di Serabit el Khadim e Timna dall'Arabah).
(cf. p.28, Tomb of Arinefer, Thebes, 20th Dynasty. Robert Boulanger. Egyptian and Near Eastern Painting. New York. Funk & Wagnalls. 1965 [Note: Wilkinson dates this mural to the 19th Dynasty, cf. p.116, Reading Egyptian Art)


Dio Toro Siriano e Cananeo:

Qui abbiamo un Toro di Bronzo ricoperto in Lamina d'Oro, da un Tempio Fenicio di Biblo, Fenicia. Il Toro fu associato con gli dei Siriani El, chiamato Toro-EL, e Baal, chiamato anche Baal-Hadad. Nubi temporalesche che hanno portato pioggia, bagliore e tuono, erano chiamati "VITELLI di Hadad". La manifestazione di Yahweh Elohim al Monte Sinai fu come un Temporale, poco dopo Aronne fa un Vitello d'Oro per farlo adorare a Israele.

(cf. per la foto, p. 80. Reader's Digest. The Great People of the Bible and How They Lived. Pleasantville, New York. 1974).

Sotto, un vitello-toro di Bronzo placcato in Argento, da Ashkelon, Canaan.

Le fonti letterarie rivelano che il toro e il vitello erano attributi di El e Baal, il capo degli dei del pantheon Ugaritico (p.59 "Periodi Calcolitico e Cananei." Irene Lewitt, et al Editors. The Israel Museum, Jerusalem. New York. The Vendome Press. 1995).

Nota: Ashkelon NON ERA una città Filistea ca. 2000-1500 a.C. I Filistei giunsero nel ca. 1174 a.C. e distrussero Ashkelon (poi ricostruita), espropriando i nativi Cananei dalle loro terre. Ho sostenuto che il Vitello d'Oro non è un fenomeno Egizio così tanto come un dio Cananeo, che sia in forma di Baal-Hadad e Yahweh (in Ebraico: Egel-yah, "toro-vitello Yah"). Yahweh secondo Osea 2:16 era anche chiamato Baal-Hadad. Ho il sospetto, insieme ad altri studiosi, che Yahweh ha assorbito gli epiteti e le caratteristiche delle divinità Cananee il Toro EL e Baal-Hadad. Erigendo un Vitello d'Oro nei templi di Yahweh a Dan e Betel, Geroboamo stava semplicemente onorando Yahweh come Egeliah, "il toro-vitello iah" (come in Ezechia).

Illustrazione di Genesi 1-9 (Dalla Creazione al Diluvio)
Prototipo di Yahweh-Elohim, il dio Sumero Enki o Ea.

Il Dio della Genesi, Yahweh-Elohim, è in una certa misura, una riformattazione e trasformazione del dio Sumero chiamato Enki, "Signore della Terra", più tardi chiamato dai Babilonesi Ea, "Casa dell'Acqua".

Enki/Ea condivide diversi attributi con Yahweh-Elohim:

1) Entrambi sono accreditati con la creazione dell'uomo.
2) Entrambi fanno l'uomo nudo e lo lasciano in quello stato per un indeterminato periodo di tempo.
3) Entrambi piazzano l'uomo nel loro giardino di alberi da frutto per tendere ad esso e coltivarlo.
4) Entrambi creano l'uomo in luoghi i cui nomi sono simili nel suono, Enki fa l'uomo nella città di Eridu, nella pianura alluvionale di Edin, Yahweh nell'Eden.
5) Entrambi avvertono un uomo pio di un Diluvio che distruggerà l'umanità, dicendo a questo individuo di salvare se stesso, la famiglia e gli animali, costruendo una barca.
6) Entrambi causano che un'unica lingua dell'umanità viene trasformata in una babele di lingue.
7) Entrambi negano l'immortalità dell'uomo.
Entrambi negano la conoscenza dell'uomo del giusto e sbagliato ("bene e male").
8) Entrambi forniscono l'uomo con il pane da mangiare.

"Enki parlando alla dea Ninmah:

"Di colui che la tua mano ha modellato, ho decretato il destino,
Gli hanno dato pane da mangiare;
Decreta tu il destino di colui che ha modellato la mia mano,
Dagli tu pane da mangiare."
p. 71. "The Creation of Man." Samuel Noah Kramer. Sumerian Mythology, A Study of Spiritual and Literary Achievement in the Third Millennium B. C. Philadelphia. University of Pennsylvania Press. 1944, 1961, 1972)

Aronne, ha dichiarato al Monte Sinai, dopo aver fatto il Vitello d'Oro, che l'indomani sarebbe stata una festa del Signore, che in Ebraico è reso Yahweh, NON "il Signore", suggerendo che è associato con il vitello (Esodo 32:4-6). Negli inni Mesopotamici, il dio Enki si dichiara il primogenito di un Bue selvatico, il dio supremo, An o Anu. Questo mi suggerisce che Enki può essere immaginato a volte come un toro-vitello nel suo essere il "primogenito" di An o il bue selvatico. Le forme d'arte Mesopotamiche mostrano Enki che indossa una corona composta di diversi strati di corna di toro impilati uno sopra l'altro. Su un sigillo poggia il suo piede sul dorso di un toro sdraiato. Enki anche in alcuni inni, si dichiara un possente toro. Quindi, al punto che Enki era paragonato a un toro-vitello d'oro e a un toro, e condivide una serie di attributi con Yahweh-Elohim della Genesi, credo che l'associazione di Aronne del Vitello d'Oro con Yahweh è probabilmente corretta.

Enki, magnifica se stesso
"Io sono il vero seme generato dal GRANDE BUFALO, il figlio maggiore di An..." (p. 94. "Enki and the World Order." Samuel Noah Kramer. History Begins At Sumer: Twenty-seven "Firsts" in Man's Recorded History. Garden City, New York. Doubleday Anchor Books. 1959 reprint of 1956 History Begins at Sumer by The Falcon's Wing Press)

Kramer poi nel 1989 ritradusse il versetto qui sopra:
"Signore che cammina nobilmente su cielo e terra, autosufficiente,
padre Enki, generato da UN TORO,
apprezzato da Enlil, il Grande Kur,
Amato da An."
(p. 39. "Enki and Inanna: The Organization of the Earth and Its Cultural Processes." Samuel Noah Kramer & John Maier. Myths of Enki,The Crafty God. New York. Oxford University Press. 1989)

La seguente spiegazione di Kramer, di come gli antichi Sumeri hanno cercato di spiegare la creazione del mondo e dell'uomo, per me, applica altrettanto bene la fantasiosa spiegazione della Genesi della creazione della terra e dell'uomo:

"...l'uomo pensante moderno di solito è pronto ad ammettere il carattere relativo delle sue conclusioni ed è scettico di tutte le risposte assolute. Non era così il pensatore Sumero; era convinto che i suoi pensieri in materia erano assolutamente corretti e che sapeva esattamente come l'universo fu creato e gestito."
(p. 82. "Man's First Cosmogony and Cosmology." Samuel Noah Kramer. History Begins At Sumer: Twenty-seven "Firsts" in Man's Recorded History. Garden City, New York. Doubleday Anchor Books. 1959 reprint of 1956 History Begins at Sumer by The Falcon's Wing Press)

I mitografi erano scribi e poeti la cui preoccupazione principale era la glorificazione ed esaltazione degli dei e delle loro azioni...L'obbiettivo dei creatori di miti era quello di comporre un poema narrativo che spiegherebbe uno o l'altra di queste nozioni e pratiche in un modo che possa attraente, ispirante e divertente. Essi non erano interessati a prove e argomenti diretti per l'intelletto. Il loro interesse principale era raccontare una storia che piacesse alle emozioni. I loro principali strumenti letterari, pertanto, non erano la logica e la ragione, ma l'immaginazione e la fantasia. Nel raccontare la loro storia, questi poeti non hanno esitato a inventarsi motivazioni e incidenti modellati dall'azione umana che non potevano avere alcun fondamento nel pensiero ragionevole e speculativo. Ne hanno esitato ad adottare motivi leggendari e folklorisitici che non avevano nulla a che fare con la deduzione e la razionale indagine cosmologica. Il maturo e riflessivo pensatore Sumero ha avuto la capacità mentale di pensare logicamente e coerentemente su tutti i problemi, compresi quelli in questione con l'origine e il funzionamento dell'universo. Il suo ostacolo era la mancanza di dati scientifici a sua disposizione. Inoltre, egli mancava di tali strumenti intellettuali fondamentali come la definizione e la generalizzazione, e praticamente non aveva nessuna comprensione nei processi di crescita e di sviluppo, dal momento che il principio di evoluzione, che sembra così ovvio adesso, gli era del tutto sconosciuto.
(pp. 80-81. "Man's first Cosmogony and Cosmology." Samuel Noah Kramer. History Begins At Sumer: Twenty-seven "Firsts" in Man's Recorded History. Garden City, New York. Doubleday Anchor Books. 1959 reprint of 1956 History Begins at Sumer by The Falcon's Wing Press)

Qui di seguito, un'impronta cilindrica del mare che mostra Enki seduto su un trono. Un re si avvicina per
chiedere, a nome del suo popolo, acque dolci per irrigare i giardini della Bassa Mesopotamia. Enki come dio delle acque dolci, gli presenta una pentola con un flusso di acque e pesci. Ai piedi di Enki c'è un capra-pesce, uno dei suoi simboli. Enki nei miti viveva sotto terra, nel baratro chiamato Abzu o Apsu e li diffondeva attraverso sorgenti e fontane, acque dolci per i fiumi, i quali a loro volta erano accessibili attraverso i canali e le reti di irrigazione per il "giardino degli dei" mantenuto dall'uomo per conto degli dei, nei pressi di città Sumere. Enki si era fatto uomo per tendere e dissodare i giardini degli dei, incluso il proprio giardino a Eridu nella pianura alluvionale di edin. Enki indossa una corona a strati di corna di toro. Dietro di lui, i leoni a guardia dei suoi portali o porte della sua mitica dimora Apsu nella città di Eridu.
(per la foto. cf. p.123. "The Enthroned Enki." Samuel Noah Kramer & John Maier. Myths of Enki,The Crafty God. New York. Oxford University Press. 1989)

Sotto, un altro cilindro marino che mostra Enki con due flussi che sgorgano dalle sue spalle (simboleggiano forse il Tigri e l'Eufrate?) Negli Inni è accreditato come se riempisse questi fiumi con il suo sperma che è raffigurato come acqua cristallina; l'inno lo paragona a questo atto come un rampante toro e il Tigri e l'Eufrate come vacche selvatiche desiderose di essere impregnate da lui. Altri dei sono Utu il dio sole che sorge dalla montagna dell'est con la sua spada-sega e la dea Inanna lo saluta. Il dio a due facce è Isimud, visir di Enki. Il dio con l'arco e le frecce potrebbe essere Ninurta. Notare il toro sotto il piede sollevato di Enki.
(cf. p. 122. "The Cylinder of Adda." Samuel Noah Kramer & John Maier. Myths of Enki,The Crafty God. New York. Oxford University Press. 1989)

I popoli dell'Antico Medio Oriente (Mesopotamia, Siria, Fenicia, Canaan, Egitto) ammiravano molto la forza e la potenza dei possenti tori selvaggi e quindi nel linguaggio metaforico paragonavano i loro dei e dee a questi animali. Loro hanno anche paragonato i loro re, regine, principi e principesse a questi animali allo stesso modo. Da qui la ragione per tutti gli dei del sigillo sopra, indicati con corone e caschi costituiti da più strati di corna taurine. La dea Inanna, il cui nome significa "Regina del Cielo" era collegata alla "vacca selvaggia" (che è stata associata con la stella Venere e chiamata la "fiaccola ardente" del cielo) il sole, chiamato Utu o Shamash (BAAL), è stato a volte paragonato a un vitello-toro, così la luna, chiamata Nanna o Sin.


Fonte articolo originale:
http://www.bibleorigins.net/YahwehsBovineFormsimages.html
Traduzione a cura di Felice Laforgia

LA MUSICA DI PITAGORA - IL POTERE DELLA MATEMATICA E DEL SUONO

L'armonica nascita del mondo
descritta dall'organo cosmico
in Musurgia Universalis
di Athanasius Kircher, 1650
Attraverso il video Tecnologia Antica - DNA, SUONO e FREQUENZE - Cimatica: effetti e influenze delle frequenze abbiamo avuto un accento circa l'applicazione e il rapporto fra frequenze/suono/matematica e di come in passato la musica non veniva considerata come intrattenimento caotico o manipolatorio ma come uno strumento di evoluzione e studio.

Parte del lavoro di Pitagora che rapporta la matematica alla musica attraverso una connessione interdipendente ( la musica qui ha valore mistico/terapeutico/magico, non di intrattenimento ) è rappresentata da un particolare dell'affresco la "Scuola di Atene".

La Scuola di Atene è un affresco di Raffaello Sanzio, situato nella Stanza della Segnatura, una delle quattro "Stanze Vaticane", poste all'interno dei Palazzi Apostolici. Rappresenta una delle opere pittoriche più rilevanti dello Stato della Città del Vaticano, visitabile all'interno del percorso dei Musei Vaticani.


La Scuola di Atene

«
 La musica è una scienza che deve avere regole certe: queste devono essere estratte da un principio evidente, che non può essere conosciuto senza l'aiuto della matematica. Devo ammettere che, nonostante tutta l'esperienza che ho potuto acquisire con una lunga pratica musicale, è solo con l'aiuto della matematica che le mie idee si sono sistemate, e che la luce ne ha dissipato le oscurità »
(Jean-Philippe Rameau, Trattato dell'armonia ridotto ai suoi principi fondamentali (1722))

“la musica è l’esercizio matematico nascosto di una mente che calcola inconsciamente.”
Il grande matematico e filosofo tedesco Leibniz 


L'identificazione di Pitagora nel dipinto " La scuola di Atene" è resa sicura dal grafico disegnato sulla piccola lavagna che viene proposta di fronte a lui.
In esso si propone la suddivisione pitagorica dell'ottava, che prevede due intervalli di quarta (tetracordi) separati da un tono detto tono di disgiunzione contrassegnato con il piccolo arco nella parte superiore.

Il termine epogdoon indica in effetti il rapporto di 9/8 che caratterizza il tono pitagorico. I numeri nella parte superiore 6, 8, 9, 12 indicano la forma in cui venivano caratterizzate nel pitagorismo, con riferimento al monocordo, l'ottava (6,12), la quinta (6,9 e 8,12), la quarta (6,8 e 9,12) e la fondamentale (12,12) e come variante rispetto ai numeri 1,2,3,4, il cosiddetto quaternario che viene proposto nella forma simbolica della Tetraktys tracciata alla base del grafico.

La musica aveva per Pitagora non solo un interesse scientifico, ma anche e soprattutto un valore terapeutico per l’anima come per il corpo: al canto dei versi di Omero ed Esiodo, accompagnato dal suono della lira, egli attribuiva la facoltà di calmare le passioni, oltre a quella di guarire gli ammalati

Pitagora, per primo, capì che l'altezza di una nota è proporzionale alla lunghezza della corda che la produce, e che gli intervalli fra le frequenze sonore sono semplici rapporti numerici.
«Solo un arco, tra 8 e 9, è tracciato in alto, con la sovrascritta epogdoon. Raffaello impiega qui la designazione greca per il rapporto 9:8,, che corrisponde al tono intero. Il tono intero non viene annoverato tra le consonanze. ma risulta dalla struttura degli intervalli consonanti. Attraverso il tono intero vengono separate le due quarte 6/8 e 9/12 che corrispondono nel sistema tonale greco ai tetracordi meson e diezeugmenon, che sono separati dal tono intero che rappresenta la "diazeugsis" È possibile che alla parola "epogdoon" che vale quasi come titolo della tavola, spetti anche la funzione di fornire un rimando alla tradizione, secondo la quale fu Pitagora ad avere introdotto nella scala il tono intero a 9:8, o almeno a mettere in evidenza l'inmportanza che questo tono ha per la scala pitagorica». Cfr. Barbara Münxelhaus, Pythagoras musicus, Bonn 1976


Tavoletta che Telauge (si ritiene) tiene a Pitagora

Particolare della tavoletta
Epogdoon = rapporto di 9/8 che caratterizza il tono pitagorico.
Diatéssaron = intervallo quarta (es. Do-Fa.
Diapénte = intervallo di quinta (es. Do-Sol).
Diàpason = intervallo di ottava (es. Do-Do).

I numeri nella parte superiore 6, 8, 9, 12 indicano l'ottava (6,12), la quinta (6,9 e 8,12), la quarta (6,8 e 9,12) e la fondamentale (12,12).

Le 10 "I" in basso rappresentano la tetractis (1+2+3+4=10)

SPERIMENTAZIONI: 
  • Esercizio 1: percepire l'intervallo di 4°
    Un gruppo suona il Do e l'altro suona il Fa. I due gruppi suonano contemporaneamente una nota prolungata.
  • Esercizio 2: percepire l'intervallo di 5°
    Un gruppo suona il Do e l'altro suona il Sol.
  • Esercizio 3: percepire l'intervallo di 8°
    Un gruppo suona il Do e l'altro suona il Do superiore.
  • Esercizio 4: i due gruppi suonano una scala di quarte.
  • Esercizio 5: i due gruppi suonano una scala di quinte.
  • Esercizio 6: i due gruppi suonano una scala di terze. L'intervallo di terza (es. Do-Mi) suona molto gradevole alle nostre orecchie, ma non era stato considerato dai Pitagorici.
  • Esercizio 7: per capire che cosa significa un intervallo sgradevole, si fa suonare ai due gruppi una scala di 2°.

Lo schema della Tavoletta

Il coro del duomo di Ulm, Germania, risalente al sec. XIV, è ricco di statue lignee di filosofi, statisti e sibille di epoca greca e romana. Tra queste figura anche il busto di Pitagora, recante la seguente iscrizione latina, che ne esalta le doti di poeta e musicista:
Pietagoras musice inventor
fuganda sunt omnibus modis et abscindenda
languor a corpore
impericia ab anima
a ventre luxuria
a civitate sedicio
a domo discordia
et a cunctis rebus intemperancia.
Traduzione: (Pitagora, l’inventore della musica/ da rifuggire sono in ogni modo e da scongiurare/ la fiacchezza dal corpo/ l’imperizia dall’anima/ dal ventre la lussuria/ dallo stato la sedizione/ dalla casa la discordia/ e da tutte le cose lintemperanza).

Pitagora suddivideva la corda del suo strumento in 12 parti uguali.
Riducendo la lunghezza della corda a 9, 8, 6, ossia nei rapporti 4:3, 3:2, 2:1, le note così prodotte davano luogo, con la nota prodotta dalla intera lunghezza della corda (nota fondamentale), ad una consonanza armoniosa.
Queste note erano la base di un sistema di otto note, di cui esse occupavano il 4°, il 5° e l’8° posto, mentre la nota fondamentale ne occupava il 1° posto. Nella terminologia moderna, queste consonanze prendono il nome di quarta, quinta ed ottava.

Ai Pitagorici si deve dunque la scoperta che i principali intervalli sinfonici si ottengono mediante i rapporti dei numeri interi 1,2,3,4, i numeri che compongono la tetractys.
Inoltre si noti che i quozienti 3/2 e 4/3 sono, rispettivamente, la media aritmetica e la media armonica (ossia il reciproco della media dei reciproci) di 1 e 2

La teoria musicale pitagorica venne ripresa da tutti gli autori successivi, sia pur con molte varianti: in Boezio ne troviamo una bella raffigurazione, come anche nel Compendium Musicae di Descartes.

L’armonia musicale fu, per i Pitagorici, come per tutte le correnti di pensiero, ispirate al pitagorismo, che si susseguirono nei secoli, la base dell’ordinamento universale, in particolare dell’astronomia.

Dietro la computazione del suono coesistono numerosi studi e sapienze antiche. Le stesse sapienze che ci raccontano nelle antiche chiese ed edifici, che sono una vera e propria biblioteca simbolica.
Spero possiate avere sufficenti "key words" per la vostra prossima ricerca su questo argomento.


Suggerimento di ricerca: Cinematica, Fisica della Risonanza, Acustica, "Legge dell'Ottava".


Fonte e Bibliografia:
LA MUSICA DI PITAGORA - LA NASCITA DEL PENSIERO SCIENTIFICO
http://www.mathopenref.com/pythagoras.html

http://www.aboutscotland.com/harmony/prop.html
http://www.sacred-texts.com/eso/sta/sta19.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_tra_musica_e_matematica
http://www.riflessioni.it/enciclopedia/pitagora.htm

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